Un territorio isolato
Nonostante la vivacità della frazione, il collegamento con il fondovalle era estremamente difficile: la strada da Ponte di Nava era poco più di una mulattiera di circa 12 chilometri, scavata in alcuni tratti nella roccia e affacciata su dirupi, lungo il corso del Tanaro. I percorsi alternativi, come quello da Quarzina, offrivano paesaggi suggestivi e momenti di solitudine alpina, ma risultavano poco pratici per gli spostamenti quotidiani. Per gli abitanti, l’assenza di una strada carrabile rappresentava un grave limite: i trasporti avvenivano a dorso di mulo e i collegamenti con il capoluogo, distante oltre 17 chilometri, erano complessi e spesso pericolosi, soprattutto in inverno, tra frane e valanghe.
Per questo, già nel 1881 alcuni capifamiglia di Viozene presentarono una richiesta al Comune affinché la strada venisse inserita tra quelle obbligatorie, sottolineando l’importanza della frazione e i danni economici causati dall’isolamento. A questa seguirono nuove istanze negli anni, dapprima per rendere almeno percorribile la mulattiera con animali da soma (1892), poi con una petizione al Ministero dei Lavori Pubblici firmata da 115 residenti, tra cui il parroco Don Filippo Pizzo (1904). Le richieste evidenziavano le difficoltà di accesso, la pericolosità del percorso e l’impossibilità di sviluppare commerci e relazioni economiche.