Adagiato nell’alta valle del Tanaro, Bagnasco si sviluppa in una conca alluvionale circondata da rilievi che in alcuni punti superano i mille metri di altitudine. Il territorio, ampio oltre 30 km², si colloca in una posizione di confine tra Piemonte e Liguria, a contatto con realtà come Massimino e Calizzano, oltre che con diversi centri della provincia di Cuneo.
Il paese si articola storicamente in due nuclei principali, molto vicini tra loro ma distinti: il Borgo, raccolto attorno alla chiesa di Sant’Antonio Abate, e il Piano, sviluppatosi intorno alla parrocchia di Santa Margherita. Accanto a questi, una costellazione di insediamenti minori, come Fossato, Gambologna, Garbenna e Gerbioli, che raccontano una storia di popolamento diffuso, legato alle attività agricole e al territorio.
 

Un borgo fortificato tra Medioevo e vie di passaggio

Il cuore più antico di Bagnasco conserva ancora oggi tracce evidenti del suo passato medievale. Il Borgo era infatti circondato da una cinta muraria, in parte ancora visibile, dominata da una torre cilindrica, nota tradizionalmente come dei Saraceni, ma in realtà inserita nel sistema difensivo organizzato dai marchesi di Ceva.
Questa posizione fortificata non era casuale. Bagnasco si trovava infatti lungo importanti direttrici di collegamento tra il Piemonte e la Liguria, in particolare verso la costa di Finale Ligure e Albenga attraverso il colle dei Giovetti, e verso Imperia passando dal colle di Nava. Altri collegamenti conducevano verso Ceva e la Val Mongia.
Questa rete di percorsi, spesso trasversali alla valle del Tanaro, rese Bagnasco un nodo strategico fin dall’antichità, favorendone lo sviluppo economico e sociale.

La fertilità della piana e lo sviluppo economico

La presenza del fiume Tanaro e di numerosi corsi d’acqua minori ha reso la piana di Bagnasco particolarmente fertile. A differenza di molte altre aree montane della valle, qui si sviluppò un’agricoltura produttiva e diversificata.
Tra le coltivazioni tradizionali spiccano le castagne, diffuse già in epoca medievale, il grano e i legumi, tra cui il rinomato fagiolo bianco di Bagnasco, la canapa, che alimentava attività proto-industriali come la filanda, e l’allevamento dei bachi da seta.
Accanto all’agricoltura, erano rilevanti anche le attività boschive e l’estrazione di carbone, oltre alla presenza di cave attive ancora oggi. Questo insieme di risorse contribuì a fare di Bagnasco un centro prospero, capace di sostenere mercati e fiere e di formare figure professionali qualificate.
 

Origini antiche tra storia e leggenda

Le radici di Bagnasco affondano probabilmente in epoca preromana. Il suffisso “-asco” del toponimo suggerisce un’origine ligure, mentre la tradizione orale conserva il mito della fata Banassena, figura leggendaria venerata dagli antichi abitanti in cambio di aiuto e protezione.
In età romana il territorio potrebbe essere stato legato al municipium di Albingaunum, anche se le tracce archeologiche sono scarse. Più evidente è invece il ruolo strategico dell’area in epoca altomedievale, quando la zona faceva parte della Maritima Italorum, territorio bizantino difeso da una rete di fortificazioni sui passi alpini.
Resti di un possibile insediamento fortificato (castrum) sono stati individuati nei pressi della chiesa di Santa Giulitta, luogo che la tradizione collega anche alla presenza saracena nel X secolo.
A partire dal XII secolo, Bagnasco seguì le vicende del marchesato di Ceva, nato dalla divisione dei territori di Bonifacio del Vasto. Nel 1391 la comunità ottenne importanti concessioni (le Conventiones), segno di una crescente autonomia locale.
Nel 1477 furono emanati gli Statuti, ulteriore passo verso l’autogoverno, anche se il controllo signorile rimase significativo ancora a lungo. Nei secoli successivi il territorio passò attraverso diverse dominazioni fino all’età napoleonica, quando fu inserito nel dipartimento di Montenotte, per poi entrare stabilmente nella provincia di Cuneo dopo la Restaurazione.

Chiese, parrocchie e vita religiosa

La storia religiosa di Bagnasco riflette la sua complessità territoriale. Anticamente dipendente dalla pieve di Pievetta, il paese fu a lungo unificato sotto la parrocchia di Santa Margherita.
Nel XVI secolo, l’arrivo dei Domenicani portò alla nascita di un secondo centro religioso attorno alla chiesa di Sant’Antonio, suscitando tensioni con il clero locale. Solo nel 1817 vennero ufficialmente istituite le due parrocchie separate, ancora oggi esistenti.
Accanto a queste, il territorio conserva numerosi luoghi di culto minori, tra cui la chiesa dei Santi Giulitta e Quirico, testimonianza di una devozione antica e radicata.

Un territorio di memoria e identità tra passato e presente

La storia di Bagnasco emerge anche attraverso la ricchezza delle fonti documentarie: pergamene, statuti, registri notarili e archivi locali permettono di ricostruire la toponomastica e la vita del territorio dal Medioevo all’età moderna.
Questi documenti restituiscono l’immagine di una comunità profondamente legata alla propria terra, capace di adattarsi ai mutamenti storici senza perdere la propria identità.
Oggi Bagnasco conserva i segni di questo lungo percorso: un territorio agricolo ancora vivo, un patrimonio storico diffuso e una posizione che continua a collegare mondi diversi, tra montagna e pianura, tra Piemonte e Liguria.
Una storia fatta di passaggi, incontri e trasformazioni, che trova nella sua geografia e nella memoria dei suoi abitanti la propria continuità.
 
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